Post

Visualizzazione dei post da Marzo, 2012

TESTE INCOLLATE

Immagine
Fino a poco tempo fa, gli Shuar, una popolazione dell'Amazzonia occidentale, fra Ecuador e Perù, andavano in giro portando al collo le teste miniaturizzate dei loro nemici uccisi. Era, nelle loro credenze, un modo per placare lo spirito di vendetta dell'ucciso. Ma ora  - si legge su Focus - una delle vittime è... tornata in vita. Tobias Houlton, dell'Università di Dundee, ha infatti ricostruito il volto di un giovane guerriero ucciso, partendo dalla sua testa rimpicciolita, utilizzando tecniche forensi, come in un caso di omicidio. Lo studioso ha anche ricostruito il processo di miniaturizzazione utilizzando teste di maiale. Gli Shuar mantengono viva la pratica usando teste di animali per fare repliche delle teste rimpicciolite. Ecco come si esegue il trattamento. Si separa innanzitutto la pelle dal cranio e la si immerge in acqua bollente. Si asporta il grasso e si inseriscono sassi per ridare forma al capo. Dopo i sassi si mette sabbia calda; raffreddandosi la pelle del…

Pearl Harbor, le verità nascoste

Immagine
«Abbiamo sottovalutato la potenza militare giapponese». Sono le lapidarie parole utilizzate dal generale americano, Sherman Miles, a capo della Military Intelligence Division, immediatamente dopo il devastante attacco di Pearl Harbor. Sono passati settant'anni da allora, ma ancora non è stata fatta chiarezza sull'episodio bellico. La tesi di Miles torna in auge dopo la pubblicazione originale di un suo scritto su Atlantic, storico magazine americano che si occupa di economia e di politica dal 1857. «Parlavamo tutti i giorni di guerra, senza, però, renderci veramente conto di ciò che stava per succedere», dice Miles. Secondo il generale USA, la disfatta statunitense – fra le più leggendarie pagine della Seconda guerra mondiale – s'è verificata a causa della superficialità e del pressapochismo degli americani, forse troppo sicuri di sé, e della inefficienza dell'impero nipponico. Le cose, invece, non stavano così. I giapponesi sapevano come destreggiarsi in guerra, e an…

Lunga vita all'American cheese

Immagine
È disponibile a fette, in cubetti, e addirittura in forma liquida o in bombolette spray. L'american cheese – un formaggio fuso a base di cheddar – ha una grande varietà di aspetti, ma è quasi sempre arancione. E deve gran parte delle sue caratteristiche all'Inghilterra, nome compreso. A metà Ottocento la popolazione britannica era in grande espansione. E poiché era abituata al cheddar dal colore intenso, gli esportatori americani decisero di tingere il loro formaggio bianco con l'annatto, un colorante estratto dai semi della pianta Bixa orellana. Nel 1863 – si legge sull'ultimo numero di National Geographic - gli inglesi acquistarono ben 22,6 milioni di chili del cheddar colorato e lo battezzarono “american cheese”. Il nomignolo prese piede e, con l'incremento della popolazione statunitense, i consumi del formaggio raggiunsero  livelli mai visti prima. Durante la Prima guerra mondiale James L. Kraft inventò nuove versioni del prodotto, sempre a base di cheddar, se…

L'evoluzione della Luna (in tre minuti)

Immagine

Formiche all'attacco

Immagine
Le formiche combattono le guerre tra colonie con strategie belliche simili a quelle degli esseri umani. In alcuni casi però possono andare addirittura oltre, con una corsa agli armamenti che può rispondere a stimoli ambientali. Per esempio – si legge sull'ultimo numero delle Science - otto specie di formiche del genere Pheidole su un totale di 1100 possono contare su supersoldati, cioè esemplari di dimensioni gigantesche. Ora uno studio pubblicato su Science da ricercatori della McGill Universuty ha dimostrato che potenzialmente ogni esemplare di qualsiasi specie di Pheidole potrebbe diventare un supersoldato, basta trattarlo con la molecola giusta. Gli scienziati hanno scoperto che l'apparato genetico per il fenotipo supersoldato si trova in tutte le specie di Pheidole e si è evoluto da un antenato comune del genere. Inoltre i ricercatori hanno indotto lo sviluppo di supersoldati in una specie di Pheidole in cui sono assenti trattando le larve con un ormone, la neotenina. Gl…

La legge universale

Immagine
Ce lo insegnano fin dai primi anni di scuola: non esistono due fiocchi di neve identici. È una definizione banale, ma assolutamente veritiera: pur avendo una simmetria esagonale, per via della medesima struttura microscopica di base, essi danno luogo a un numero infinito di forme, per cui in una nevicata è praticamente impossibile trovare due fiocchi di neve gemelli. Nonostante l'affermazione convenzionale, l'argomento è tutt'altro che semplice e arriva a coinvolgere discipline assai diverse fra loro come la matematica, la meteorologia, la storia e addirittura la botanica. Il primo a occuparsi scientificamente dei fiocchi di neve è stato Keplero, nel 1611, realizzando un libretto curioso dal titolo Strena seu de nive sexangula (Sul fiocco di neve a sei angoli). In esso affrontava l'argomento dando per scontata la difformità dei fiocchi nevosi - già da allora intuibilmente dovuta a fattori inerenti temperatura, pressione e umidità - e ponendosi, piuttosto, l'enigma…

Splatter medievali

Immagine
Nel Medioevo, in Europa, lo studio degli organi interni del corpo umano era proibito e doveva quindi avvenire in segreto. La situazione portò al furto di cadaveri, e talvolta perfino all'omicidio, con l'obiettivo di procurare i corpi per le sedute di anatomia. Nel 1832 fu introdotto in Inghilterra l'Anatomy Act, per regolare la domanda di cadaveri per scopi scientifici, che prevedeva per esempio che i criminali condannati a morte potessero essere obbligati alla donazione del corpo, da sezionare in pubblico. Trenta cadaveri di ogni età furono sezionati, catalogati e disegnati anche da Leonardo da Vinci – si legge su Science Illustrated - dopo che lo studioso aveva ottenuto un permesso speciale intorno al 1500. Leonardo disegnò dettagli che nessuno aveva mai visto prima. Vari condannati a morte finirono, invece, sotto la lama del medico e anatomista fiammingo Andreas Vesalius, che nel 1539 ottenne da un giudice di Padova il permesso di sezionarne i corpi. Nella foto è ripor…

RAGNI SUBACQUEI

Immagine
Un nuovo studio pubblicato dal Journal of Experimental Biology ha messo in luce che il ragno palombaro, che vive abitualmente sott'acqua, è in grado di restare immerso fino a 24 ore senza prendere aria dalla superficie. Questi aracnidi respirano ossigeno, che intrappolano in una bolla d'aria superficiale e che poi immagazzinano in una “campana di immersione” fatta di seta. Gli entomologi pensavano che il ragno fosse costretto a rifornirsi di aria pulita ogni mezz'ora, massimo 40 minuti. Ma ora un team di ricercatori tedeschi e australiani ha dimostrato che la loro resistenza è ben maggiore e che un solo ricambio di aria dura per 24 ore, praticamente un giorno intero. Secondo gli studiosi la struttura della bolla funziona come la branchia di un pesce, essendo in grado di ricaricarsi direttamente con l'ossigeno presente nell'acqua quando la quantità dell'elemento al suo interno è scarsa.
Il video: 

Con la coscienza a posto

Immagine
Stato di veglia e consapevolezza. È in questi termini che va affrontato il difficile compito di chiarire se un cervello sia o meno in stato vegetativo. Poiché un cervello può essere sveglio, ma non consapevole, così come sveglio e consapevole, oppure né sveglio e né consapevole. Parlare di semi-incoscienza rischia, dunque, di essere fuorviante, partendo dal presupposto che ancora oggi non si ha un quadro preciso del concetto di “coscienza”. Detto ciò si è visto che alcune persone definite in stato vegetativo – vale a dire sveglie ma non consapevoli - sono in realtà parzialmente consapevoli. È un dato di notevole importanza, tenuto conto del fatto che costoro hanno, almeno in teoria, molte più chance di ripresa rispetto agli altri. Oggi per verificare lo stato di coscienza di un individuo ci si avvale di due opportunità. La prima è quella di rivolgere banalmente al paziente traumatizzato delle domande: se il malato risponde è evidente che la sua coscienza è integra. In caso contrario …

I pericoli dell'endogamia

Immagine
Le esperienze ottocentesche di Charles Darwin presso le isole Galapagos hanno rivoluzionato la storia, permettendo l'introduzione di una nuova affascinante teoria evoluzionistica: la selezione naturale. Di ciò si è a lungo parlato, ma non altrettanto si è fatto per ciò che riguarda il minuscolo arcipelago nel cuore dell'oceano Pacifico che ha ospitato l'equipaggio del Beagle dal 15 settembre 1835. Perché proprio in questo punto geografico e non altrove Darwin è arrivato a dare una spiegazione esaustiva alle sue supposizioni? La risposta risiede nel fatto che le isole Galapagos rappresentano il “laboratorio” ideale per risolvere ogni enigma evoluzionistico. Possono, infatti, essere ricondotte a un microcosmo naturalistico, nel quale piccole popolazioni si avvicendano offrendo interessanti ragguagli in merito alla loro sopravvivenza e, quindi, alla loro evoluzione. Non è un caso, dunque, che i due scienziati Peter e Rosemary Grant, in occasione della vincita del Premio Balz…