Nespoli: in missione a sessant'anni


Sessanta anni (compiuti il 6 aprile) e non sentirli. Perché non è l'età, ma il fisico e soprattutto la mente di una persona a giocarsi il tempo che passa. E se uno sta bene, perché no? Così ieri pomeriggio il nostro Paolo Nespoli, astronauta e ingegnere italiano, è decollato dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, per fare di nuovo visita al più grande esempio di ingegneria spaziale mai approntato dall'uomo, che domina i cieli del pianeta dalla fine degli anni Novanta: la Iss (da International Space Station).
Ospiti del Pad 5, lo stesso che vide in azione l'indimenticato Yuri Gagarin, oltre al connazionale membro dell'Agenzia Spaziale Europea, lo statunitense Randy Bresnik della Nasa, e il russo Sergej Rjazanskij della Roscosmos; l'Agenzia Spaziale Russa che ha anche messo a disposizione la capsula di trasporto per raggiungere la Iss, la Soyuz; dal 2011 (anno del pensionamento dello Space Shuttle), unico mezzo con cui si può volare efficacemente nello spazio. Nove minuti per raggiungere l'orbita terrestre e qualche ora per attraccare alla Iss; che viaggia a un'altezza orbitale compresa fra 278 e 460 km, muovendosi a una velocità di 27mila km/h, effettuando quasi sedici orbite ogni giorno.

Expedition 52 - a tanti step si è arrivati dopo quasi venti anni di lanci - è stata battezzata il 2 giugno 2017, con il rientro dalla stazione internazionale dei cosmonauti Oleg Nocickij e Thomas Pesquet; e dunque Nespoli ha detto sì da tempo alla missione e hanno detto sì soprattutto i test medici. «Ogni astronauta è stato seguito da un medico», ha raccontato Nespoli, prima della partenza, «ed è stato fondamentale assicurare la mancanza di malattie infettive; un problema che, nello spazio, per via della riduzione delle difese immunitarie, può non essere facile da gestire». Nespoli sulla Iss ci rimarrà per sei mesi, fino a dicembre; giorni che si sommeranno ai 174 già trascorsi in orbita nelle precedenti missioni. Nessuno mai così in là con gli anni per tanto tempo nello spazio, anche se il record spetta ancora a John Glenn che, nel corso di un lancio con lo Space Shuttle Discovery, volò per nove giorni, a 77 anni. L'astronauta italiano contribuirà ai lavori di manutenzione della Iss e in particolare alla realizzazione di test di biologia, tecnologia e medicina per quella che è stata battezzata la missione Vita, acronimo di Vitalità, Innovazione, Tecnologia e Abilità. «Saranno esperimenti utili per affrontare la vita di tutti i giorni sulla Terra», ha rivelato quello che in tanti chiamano ormai affettuosamente AstroPaolo, «ma anche favorire le conoscenze necessarie per continuare l'esplorazione dello spazio».

Verranno approfonditi problemi oculari dovuti alla microgravità e verrà testata l'azione di una particolare molecola, il coenzima Q10, che insieme a vari acidi grassi, potrebbe essere in grado di rallentare la progressione di patologie come il glaucoma o la degenerazione maculare; ma anche il morbo di Alzheimer e le malattie neurodegenerative. A disposizione degli astronauti ci saranno delle cellule prelevate dal tessuto muscolare di Nespoli, che potranno rivelare aspetti importanti della degenerazione cellulare e di morbi incurabili come l'atrofia muscolare. In-Situ prevede l'analisi delle caratteristiche salivari degli astronauti per comprendere in pochi secondi le condizioni generali di salute di un individuo.
E poi saranno condotti studi sulle radiazioni cosmiche (pericolose per la loro capacità di alterare il DNA umano); sui meteoriti, la crescita dei vegetali, i parametri che consentiranno un domani la vita su Marte. Perché è solo così che, ci ha raccontato ancora Nespoli, «possiamo credere nello sviluppo, gestire coscientemente le risorse e pensare di usare l'innovazione per portare la vita su altri pianeti e migliorarla sulla Terra». 

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